Dopo una lunga pausa durante la quale altre attività mi hanno completamente assorbito, ritorno a dedicarmi a questo blog che mi permette di discutere delle cose che in vari intrecci e combinazioni mi interessano. Nel rimetterlo in vita osservo che l’ultimo post utile, tolti i due sulla definizione del sito portfolio che oggi non hanno ragione di esistere, è l’articolo in cui trattavo con toni entusiastici della nascita di Google Wave.
Quale migliore occasione, passato poco più di un anno dalla sua disponibilità di massa, per fare un bilancio di quella che mi era sembrata una così promettente tecnologia? Come molti di voi sapranno, il bilancio non è molto positivo. Io ho avuto modo di usare Google Wave come piattaforma collaborativa per lo scambio di idee “non strutturate” su potenziali progetti comuni con persone più o meno lontane. Non era male ma il fatto che fosse sostanzialmente un mondo chiuso al suo interno era il suo più grande limite. Poi un po’ si notava che forse la stessa Google aveva un po’ smesso di crederci.
Google Wave non doveva essere intesa come una mail del nuovo millennio (un po’ anche io ero caduto in tale errore prima di provarla) perché la mail che abbiamo è perfetta e difficilmente potrà essere sostituita a breve. Piuttosto va intesa come una piattaforma collaborativa utile per condividere idee, bozze, documenti tra gruppi di lavoro di dimensione non eccessive. Ottima anche per scrivere documenti a più mani in tempi e spazi diversi. Ottime per molte situazioni ma probabilmente non per il grande pubblico o comunque per l’utente domestico. Questo impedisce probabilmente di fare i grandi numeri a cui Google è abituata.
Questo forse è il motivo che ha spinto Google, nell’Agosto di quest’anno, ad interrompere ogni sviluppo di Wave. Parte del codice è stato reso open source e l’attuale piattaforma rimarrà disponibile anche se prima o poi immagino la dismetteranno.
E’ stato comunque un bel tentativo. Forse un po’ prematuro. O forse se ne è sbagliato il target.
E se la posta elettronica fosse nata oggi anziché nel 1972? Questa è la domanda che si sono posti i ragazzacci di Google. Semplice: se la posta elettronica fosse nata oggi sarebbe un elegante miscuglio di messagistica istanea e non, avrebbe come client di riferimento il browser, supporterebbe contenuti fotografici e video provenienti dal proprio computer così come da YouTube, sarebbe multipiattaforma e sarebbe basata su file XML.
Inoltre sarebbe caratterizzata da una architettura di base estendibile ed integrabile con altre piattaforme di social network. Alcune estensioni ovvie sarebbero un correttore ortografico ed un traduttore multilingua in modo da agevolare la comunicazione tra persone che parlano lingue diverse. In sintesi sarebbe l’unione di ciò che oggi conosciamo come e-mail, instant messaging, wiki, blog, social network vari, sistemi di correzione e traduzione, document management e di collaborazione.
La comunicazione e la collaborazione consentita da questa e-mail nata oggi sarebbe istantanea nel vero senso della parola. Se i partecipanti alla comunicazione sono in linea possono contemporaneamente scrivere, inserire foto e video, inserire mappe da Google Maps e tutti, instantaneamente, sono in grado di vedere le modifiche. Se si tratta di testo carattere per carattere dando alla comunicazione istantanea ciò che le è sempre mancato, l’instantaneità. In questo modo la comunicazione diventa simile ad una conversazione: quando parliamo chi ci ascolta sente quello che diciamo progressivamente e non tutto insieme alla fine della frase.
Va bene, direte voi, abbiamo fatto un tuffo nella fantascienza manca solo il teletrasporto ed il ponte ologrammi. Invece no. Tutto quanto ho descritto sopra, ma proprio tutto, è reso possibile dalla nuova geniale invenzione di Google che si chiama Wave.
Il sito è questo: wave.google.com. Per ora è in fase alfa e non è disponibile al pubblico. E’ stata presentata alla conferenza degli sviluppatori di Google ed in questo video si può vedere la presentazione delle funzionalità.
La tecnologia Google Wave sarà resa Open Source e le aziende potranno implementarne una versione privata senza doversi appoggiare a quella fornita da Google in modo da ottenere le caratteristiche di riservatezza e limitatezza di una infrastruttura informatica propria.
Io credo che Google Wave rappresenterà una vera e priopria rivoluzione nel campo della collaborazione e della condivisione delle informazioni. Potremmo chiamarlo Web 3.0. Spero che si riesca a stare al passo: molti, soprattuttu in Italia, sono ancora al Web 0.0. Buona parte delle aziende sono al Web 1.0 e si stanno timidamente affacciando al Web 2.0 e sta per arrivare lo scossone di Google Wave.
Gli strumenti per la condivisione di informazioni e per lo scambio di conoscenza che abbiamo a disposizione su internet sono ormai così numerosi che spesso molti di essi ci sono noti ma non abbiamo mai avuto l’opportunità o semplicemente la voglia di provarli. Poi succede che un giorno, magari per caso, ci si imbatta in uno di questi strumenti e se ne scopra la vera efficacia. A me è successo qualcosa del genere con Delicious. Continue reading