Oct 26 2010

ZBrush 4: la shadowbox

Ad Agosto è uscito ZBrush 4. Ogni versione di questo software riesce a far sgranare gli occhi per una o più delle funzionalità aggiunte. La quarta incarnazione di ZBrush è eccezionale in questo. Ognuna delle numerose funzionalità aggiunte è straordinaria. Cosa abbastanza comune in ZBrush, non sempre è molto intuitivo l’attivarla.

Le shadownbox sono a mio modesto parere la più bella nuova feature di questo prodotto che, lo ricordo per chi non lo sapesse, è prodotto dalla Pixologic. Casa produttrice di software straordinaria sia per il prodotto che realizza nonché per il fatto che una volta acquistato di fatto non si paga più. Fino alla versione 4 infatti, ogni major release è sempre stata offerta in aggiornamento gratuito per i possessori di una licenza di una qualsiasi versione precedente del software.

Vediamo quindi in questo articolo che cos’è questa nuova funzione di zBrush e come si utilizza. Diciamo subito che per attivarla è necessario che sia presente sullo schermo un tool in modalità Polimesh3D. Anche se si vuole realizzare un oggetto da zero utilizzando la shadowbox è necessario partire da un tool. Il modo più semplice è quello di selezionare una sfera dal menu Tool e sempre dal meu Tool selezionare MakePolimesh 3D. Nel menu SubTool risulterà così abilitato ShadowBox, selezionarlo ed il tool che potrà essere inserito è una sfera generata tramite shadow box. Appena sopra il tasto ShowdowBox si trova lo slider Res che consente di impostare la risoluzione della shadow box, è necessario selezionare il valore corretto prima di premere il bottone ShadowBox. Posizionare il tool così creato sullo schermo di lavora e selezionare Edit. Se si desidera eliminare la sfera in modo da partire da zero è sufficiente effettuare una seleziona di mashera nulla: in una porzione libera fuori dalla shadow box effettuare una selezione mantenendo premuto Control.

La costruzione di elementi nella shadow box è tutta basata sulla definizione di maschere su uno dei tre piani ortogonali. Per esempio tracciamo un cerchio su uno dei piani. Per fare questo è molto utile il nuovo Brush che consente la realizzazione di una maschera circolare. Poi eliminiamo una porzione circolare di maschera all’interno della precedente (Control-Alt selezione). Su un piano perpendicolare realizziamo una maschera rettangolare. Attivando la trasformazione radiale con 12 ripetizioni possiamo eliminare una porzione circolare di maschera lungo il bordo esterno. Con questi semplici passaggi abbiamo realizzato per esempio un ipotetico ingranaggio come si vede nella figura seguente nella quale ho semplicemente applicato una texture di tipo metallica e selezionato Best Render.


Oct 19 2010

Google Wave: abbiamo scherzato

Dopo una lunga pausa durante la quale altre attività mi hanno completamente assorbito, ritorno a dedicarmi a questo blog che mi permette di discutere delle cose che in vari intrecci e combinazioni mi interessano. Nel rimetterlo in vita osservo che l’ultimo post utile, tolti i due sulla definizione del sito portfolio che oggi non hanno ragione di esistere, è l’articolo in cui trattavo con toni entusiastici della nascita di Google Wave.

Quale migliore occasione, passato poco più di un anno dalla sua disponibilità di massa, per fare un bilancio di quella che mi era sembrata una così promettente tecnologia? Come molti di voi sapranno, il bilancio non è molto positivo. Io ho avuto modo di usare Google Wave come piattaforma collaborativa per lo scambio di idee “non strutturate” su potenziali progetti comuni con persone più o meno lontane. Non era male ma il fatto che fosse sostanzialmente un mondo chiuso al suo interno era il suo più grande limite. Poi un po’ si notava che forse la stessa Google aveva un po’ smesso di crederci.

Google Wave non doveva essere intesa come una mail del nuovo millennio (un po’ anche io ero caduto in tale errore prima di provarla) perché la mail che abbiamo è perfetta e difficilmente potrà essere sostituita a breve. Piuttosto va intesa come una piattaforma collaborativa utile per condividere idee, bozze, documenti tra gruppi di lavoro di dimensione non eccessive. Ottima anche per scrivere documenti a più mani in tempi e spazi diversi. Ottime per molte situazioni ma probabilmente non per il grande pubblico o comunque per l’utente domestico. Questo impedisce probabilmente di fare i grandi numeri a cui Google è abituata.

Questo forse è il motivo che ha spinto Google, nell’Agosto di quest’anno, ad interrompere ogni sviluppo di Wave. Parte del codice è stato reso open source e l’attuale piattaforma rimarrà disponibile anche se prima o poi immagino la dismetteranno.

E’ stato comunque un bel tentativo. Forse un po’ prematuro. O forse se ne è sbagliato il target.


Oct 18 2010

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