Feb 2 2011

Google Art Project – Opere d’arte da tutto il mondo

Il Google Art Project è un sito web che utilizza la stessa tecnologia utilizzata da Google Street View per consentire la visita virtuale di vari musei del mondo. Si può passeggiare virtualmente tra le stanze del museo scelto, soffermarsi su un quadro, ottenere informazioni e vederlo ad una risoluzione elevatissima. Il tutto è veramente eccezionale.

La visita di un museo in prima persona è ovviamente una esperienza che non può essere neanche lontanamente paragonata ad una visita virtuale però il Google Art Project ci da la possibilità di visitare musei dall’altra parte del mondo, musei che probabilmente non avremmo mai l’occasione di visitare di persona.


Dec 17 2010

Buon Natale e Felice Anno

Continua la consuetudine di fare gli auguri ai frequentatori di questo blog attraverso un aiuto alla ricerca. Fai click sul seguente link per visualizzare la cartolina.

Buon Natale e Felice Anno con AIRC.


Dec 5 2010

Punti Fermi – N. 3 – Shadowbox in ZBrush 4

Il numero 3 della collana Punti Fermi è un video tutorial che illustra la realizzazione di un semplice ingranaggio mediante l’utilizzo dello strumento Shodow Box introdotto da ZBrush versione 4.


Oct 26 2010

ZBrush 4: la shadowbox

Ad Agosto è uscito ZBrush 4. Ogni versione di questo software riesce a far sgranare gli occhi per una o più delle funzionalità aggiunte. La quarta incarnazione di ZBrush è eccezionale in questo. Ognuna delle numerose funzionalità aggiunte è straordinaria. Cosa abbastanza comune in ZBrush, non sempre è molto intuitivo l’attivarla.

Le shadownbox sono a mio modesto parere la più bella nuova feature di questo prodotto che, lo ricordo per chi non lo sapesse, è prodotto dalla Pixologic. Casa produttrice di software straordinaria sia per il prodotto che realizza nonché per il fatto che una volta acquistato di fatto non si paga più. Fino alla versione 4 infatti, ogni major release è sempre stata offerta in aggiornamento gratuito per i possessori di una licenza di una qualsiasi versione precedente del software.

Vediamo quindi in questo articolo che cos’è questa nuova funzione di zBrush e come si utilizza. Diciamo subito che per attivarla è necessario che sia presente sullo schermo un tool in modalità Polimesh3D. Anche se si vuole realizzare un oggetto da zero utilizzando la shadowbox è necessario partire da un tool. Il modo più semplice è quello di selezionare una sfera dal menu Tool e sempre dal meu Tool selezionare MakePolimesh 3D. Nel menu SubTool risulterà così abilitato ShadowBox, selezionarlo ed il tool che potrà essere inserito è una sfera generata tramite shadow box. Appena sopra il tasto ShowdowBox si trova lo slider Res che consente di impostare la risoluzione della shadow box, è necessario selezionare il valore corretto prima di premere il bottone ShadowBox. Posizionare il tool così creato sullo schermo di lavora e selezionare Edit. Se si desidera eliminare la sfera in modo da partire da zero è sufficiente effettuare una seleziona di mashera nulla: in una porzione libera fuori dalla shadow box effettuare una selezione mantenendo premuto Control.

La costruzione di elementi nella shadow box è tutta basata sulla definizione di maschere su uno dei tre piani ortogonali. Per esempio tracciamo un cerchio su uno dei piani. Per fare questo è molto utile il nuovo Brush che consente la realizzazione di una maschera circolare. Poi eliminiamo una porzione circolare di maschera all’interno della precedente (Control-Alt selezione). Su un piano perpendicolare realizziamo una maschera rettangolare. Attivando la trasformazione radiale con 12 ripetizioni possiamo eliminare una porzione circolare di maschera lungo il bordo esterno. Con questi semplici passaggi abbiamo realizzato per esempio un ipotetico ingranaggio come si vede nella figura seguente nella quale ho semplicemente applicato una texture di tipo metallica e selezionato Best Render.


Oct 19 2010

Google Wave: abbiamo scherzato

Dopo una lunga pausa durante la quale altre attività mi hanno completamente assorbito, ritorno a dedicarmi a questo blog che mi permette di discutere delle cose che in vari intrecci e combinazioni mi interessano. Nel rimetterlo in vita osservo che l’ultimo post utile, tolti i due sulla definizione del sito portfolio che oggi non hanno ragione di esistere, è l’articolo in cui trattavo con toni entusiastici della nascita di Google Wave.

Quale migliore occasione, passato poco più di un anno dalla sua disponibilità di massa, per fare un bilancio di quella che mi era sembrata una così promettente tecnologia? Come molti di voi sapranno, il bilancio non è molto positivo. Io ho avuto modo di usare Google Wave come piattaforma collaborativa per lo scambio di idee “non strutturate” su potenziali progetti comuni con persone più o meno lontane. Non era male ma il fatto che fosse sostanzialmente un mondo chiuso al suo interno era il suo più grande limite. Poi un po’ si notava che forse la stessa Google aveva un po’ smesso di crederci.

Google Wave non doveva essere intesa come una mail del nuovo millennio (un po’ anche io ero caduto in tale errore prima di provarla) perché la mail che abbiamo è perfetta e difficilmente potrà essere sostituita a breve. Piuttosto va intesa come una piattaforma collaborativa utile per condividere idee, bozze, documenti tra gruppi di lavoro di dimensione non eccessive. Ottima anche per scrivere documenti a più mani in tempi e spazi diversi. Ottime per molte situazioni ma probabilmente non per il grande pubblico o comunque per l’utente domestico. Questo impedisce probabilmente di fare i grandi numeri a cui Google è abituata.

Questo forse è il motivo che ha spinto Google, nell’Agosto di quest’anno, ad interrompere ogni sviluppo di Wave. Parte del codice è stato reso open source e l’attuale piattaforma rimarrà disponibile anche se prima o poi immagino la dismetteranno.

E’ stato comunque un bel tentativo. Forse un po’ prematuro. O forse se ne è sbagliato il target.


Oct 18 2010

Home (Terra)


May 31 2009

Come creare una sexy pop star


May 31 2009

Google Wave: oggi ri-nasce l’e-mail

E se la posta elettronica fosse nata oggi anziché nel 1972? Questa è la domanda che si sono posti i ragazzacci di Google. Semplice: se la posta elettronica fosse nata oggi sarebbe un elegante miscuglio di messagistica istanea e non, avrebbe come client di riferimento il browser, supporterebbe contenuti fotografici e video provenienti dal proprio computer così come da YouTube, sarebbe multipiattaforma e sarebbe basata su file XML.
Inoltre sarebbe caratterizzata da una architettura di base estendibile ed integrabile con altre piattaforme di social network. Alcune estensioni ovvie sarebbero un correttore ortografico ed un traduttore multilingua in modo da agevolare la comunicazione tra persone che parlano lingue diverse. In sintesi sarebbe l’unione di ciò che oggi conosciamo come e-mail, instant messaging, wiki, blog, social network vari, sistemi di correzione e traduzione, document management e di collaborazione.
La comunicazione e la collaborazione consentita da questa e-mail nata oggi sarebbe istantanea nel vero senso della parola. Se i partecipanti alla comunicazione sono in linea possono contemporaneamente scrivere, inserire foto e video, inserire mappe da Google Maps e tutti, instantaneamente, sono in grado di vedere le modifiche. Se si tratta di testo carattere per carattere dando alla comunicazione istantanea ciò che le è sempre mancato, l’instantaneità. In questo modo la comunicazione diventa simile ad una conversazione: quando parliamo chi ci ascolta sente quello che diciamo progressivamente e non tutto insieme alla fine della frase.

Va bene, direte voi, abbiamo fatto un tuffo nella fantascienza manca solo il teletrasporto ed il ponte ologrammi. Invece no. Tutto quanto ho descritto sopra, ma proprio tutto, è reso possibile dalla nuova geniale invenzione di Google che si chiama Wave.

Il sito è questo: wave.google.com. Per ora è in fase alfa e non è disponibile al pubblico. E’ stata presentata alla conferenza degli sviluppatori di Google ed in questo video si può vedere la presentazione delle funzionalità. 

La tecnologia Google Wave sarà resa Open Source e le aziende potranno implementarne una versione privata senza doversi appoggiare a quella fornita da Google in modo da ottenere le caratteristiche di riservatezza e limitatezza di una infrastruttura informatica propria.

Io credo che Google Wave rappresenterà una vera e priopria rivoluzione nel campo della collaborazione e della condivisione delle informazioni. Potremmo chiamarlo Web 3.0. Spero che si riesca a stare al passo: molti, soprattuttu in Italia, sono ancora al Web 0.0. Buona parte delle aziende sono al Web 1.0 e si stanno timidamente affacciando al Web 2.0 e sta per arrivare lo scossone di Google Wave.

Prepariamoci!


May 29 2009

Il corpo delle donne – documentario

http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/


May 25 2009

Cimentarsi con la tradizione

La modellazione e rendering 3D hanno il loro fascino. Anche l’utilizzo di Corel Painter ha il suo perché. Permette di sperimentare quasi all’infinito tecniche ed operazioni nella realtà quasi impossibili. Ma intingere il pennello nel colore e tracciare dei segni sulla carta fino ad arrivare a dipingere anche il soggetto più semplice del mondo emoziona e rilassa come nessuna tecnica al computer può fare.

E allora con una manciata di tempere e qualche pennello proviamo a buttar giù qualcosa. Perché abbia scelto la tempera e non la ben più diffusa e moderna tecnica ad olio è qualcosa che non so spiegare. Seguo un fascicoletto trovato in edicola qualche settimana fa e ci provo. Il risultato è abbastanza lontano da quanto illustrato nel suddetto ma lo trovo comunque incoraggiante. Penso proprio che ci riproverò prossimamente.

Il titolo è Savana oscura. In senso letterale: si impara subito che la tempera dopo i pochi attimi necessari affinché si asciughi scurisce in modo significativo. Il fissante spray che si mette a lavoro finito riaccende solo parzialmente i colori.

Tempera